"Lasciatemi fuggir da questo inferno
tutte le case pesano sul cuore
e l'aria è di pietra.
Ho bisogno di bosco e solitudine
di compagnia di alberi e di vento
musica di silenzio...
Voglio la libertà..."
Ad ogni mostra, sempre di grande successo di pubblico e di critica, le opere di Gino Bernardini, mi riportano alla mente alcuni versi di Antonio De Marco, perchè in ogni dipinto c'è autentica poesia, c'è nascosta nell'affascinante inno alla natura, una sinfonia musicale che fa vibrare le corde segrete dell'anima e i segni, i colori e le luci danno vita a suggestive immagini e sono il risultato di un suo mondo interiore rielaborato dalla memoria, una ricerca fatta con passione, legata alle radici della terra, una contemplazione della campagna che diventa un colloquio vitale con fiori, ruscelli, fiumi, canneti, campi di grano, meravigliosi campi di papaveri, fiori in guizzi di colori accesi.
Bernardini non è attirato dai richiami della modernità a tutti i costi e spesso senza emozioni, ma proponendo la bellezza che ci regala la natura porta avanti un discorso che è sempre più di grande attualità.
Con pennellate decise, una signità rapida, le composizioni acquisiscono una formulazione armonica e materica e nello stesso tempo con una dinamica che si fonde con lo spazio: così i fili d'erba, le canne fruscianti al vento, descritti in un varipinto magma cromatico raggiungono una sintesi espressiva di grande intensità dando l'impressione di un labirinto nel quale la mente ama perdersi quasi a voler ritardare la ricerca di quella via d'uscita che riporta alla realtà, alla rumorosa quotidianità.
In un gioco di luci e ombre, l'abilità disegnativa di Bernardini fa diventare protagonisti assoluti i semplici elementi della campagna e la materia fa vibrare l'anima e all'impegnativo discorso ecologico di conservazione e salvaguardia dell'ambiente, prepotente rimane l'amore e il rispetto per la natura, uno splendido omaggio dell'artista per l'uomo di oggi, per l'uomo di domani.
Roma, 01 giugno 2010 Dott.ssa Mara Ferloni



